La nascita del Parco risale al 1923 quando la Riserva di Caccia Reale, sulla base di un Regio Decreto, divenne il primo nucleo di questa grande area protetta. Successivi ampliamenti hanno consentito di raggiungere gli attuali 44000 ettari: non è certo l'area protetta più vasta d'Abruzzo, nè quella con le montagne più alte; ma se si guarda alle 60 specie di mammiferi, ai 230 uccelli, alle 1900 piante, è senza dubbio la più concentrata sintesi delle caratteristiche naturali dell'Appennino, un gioiello incastonato al confine di tre regioni, Abruzzo, Lazio e Molise.
Il territorio del Parco si estende a quote comprese tra i 900 e 2250 m.
Nel vasto e articolato mondo naturale che il Parco mira a proteggere, oggetto di particolare importanza sono alcuni animali e, specificamente, tre di essi: l'Orso bruno marsicano, il Camoscio d'Abruzzo e il Lupo appenninico. Per ciascuno di questi animali il Parco ha istituito organismi di sensibilizzazione e vigilanza: sono i gruppi denominati Lupo Italia (1974), Camoscio Italia (1978) e Orso Italia (1983).
Secondo calcoli forniti dagli addetti al Parco sopravvivono ancora dagli 80 ai 100 esemplari d'orso marsicano e una trentina di lupi appenninici, mentre i camosci costituiscono una colonia di 400-450 esemplari.
Un altro animale al quale si dedica una difficile difesa è l'Aquila reale, di cui si contano non più di una decina di esemplari.
Tra gli ospiti illustri vi sono anche il cervo, il capriolo lo scoiattolo meridionale, la volpe, il gatto selvatico, la donnola, la puzzola e il tasso.
L'avifauna, a parte la splendida aquila, annovera diversi rapaci: il falco pellegrino, la poiana tra i diurni; il gufo reale, il barbagianni, la civetta e altri tra i notturni.
Tra gli abitatori della foresta ghiandaia, il picchio, il colombaccio, il codirosso, ecc.
Nelle zone umide si può trovare il germano reale, l'airone cenerino.
I rettili sono presenti con la vipera dell'Orsini, altra specie protetta, che vive solitamente nelle praterie alte, oltre alla vipera comune, che nelle zone più fredde si presenta con un mantello nero, e alla biscia del collare.
Non si può concludere senza menzionare due animali "mitici": la lontra, che, un tempo presente in abbondanza, è ormai ridotta a recessi non frequentati di corsi d'acqua e laghi: e la lince la cui presenza va riferita ad esemplari reintrodotti.