La millenaria azione dell'uomo, aveva portato alla completa distruzione dei grandi erbivori selvatici della Majella ed alla estrema rarefazione, in zone sempre più marginali, della fauna più pregiata del Parco.
Grazie all'affermarsi di una nuova cultura della conservazione, alimentata dagli enti ambientali operanti sul territorio la situazione è mutata radicalmente.
Cervo e Capriolo, oggi popolano quasi tutte le aree boscate e le radure, con circa 150 individui. Il Camoscio d'Abruzzo è tornato signore incontrastato delle vette e praterie d'alta quota, dove è presente con circa 50 unità e si riproduce regolarmente.
L'Orso bruno marsicano, con circa 15/20 esemplari, è segnalato in ogni angolo del Parco. Il Lupo Appenninico, presente con circa 30 esemplari è tornato alle antiche abitudini predatorie. La Lontra, animale tipico del Parco, è stabilmente accertata nelle acque dell'Orfento e dell'Orta , con segnalazioni anche in Vella.
Gli ambienti forestali del Parco, ospitano: Gatto selvatico, Martora, Faina, Donnola, Puzzola, Picchio dorso bianco, Falco pecchiaiolo, Astore e tante altre specie, tra cui anfibi come l'Ululone dal ventre giallo, la Salamandra appenninica e la più rara Salamandrina dagli occhiali.
Gli aspri e grandi valloni calcarei costituiscono rifugio ideale per Aquila reale, Gracchio corallino, Gracchio alpino, Picchio muraiolo, Falco pellegrino ed il raro Lanario.
Negli ambienti delle mughete e praterie d'alta quota vivono, la rara Vipera dell'Orsini, il Fringuello alpino, il Sordone, l'Arvicola delle nevi. Esclusivo della Majella è il Piviere tortolino per il quale il Parco rappresenta in tutta l'Europa mediterranea l'ultimo rifugio.<7td>